Il governo Giallo-Rosso che piace alle banche

Nella giornata di ieri, Conte ha accettato l’incarico con riserva dal presidente Mattarella per formare un nuovo esecutivo. Il nuovo, eventuale, governo piace agli investitori e fa schizzare in su la borsa italiana, soprattutto tutte quelle società appartenenti al settore bancario.

Il governo Gallo – Rosso (così ormai viene soprannominato) sembrerebbe avere la benedizione degli investitori finanziari che gradiscono, almeno finora, senza alcuna riserva.

Chiusura in positivo per Milano

Milano, nella giornata di ieri, chiude in positivo: FTSE MIB (+ 1.94 %), trascinata soprattutto dai bancari, con l’indice settoriale del FTSE Italia All Share Banks che, in chiusura di giornata, si attesta intorno al + 2.50 %. Il medesimo indice, nelle ultime due settimane, in concomitanza con l’uscita delle prime indiscrezioni circa le nuove alleanze di governo, ha registrato un significativo rialzo più o meno del 10 %.

Monte Dei Paschi Di Siena ( BMPS ), ieri, è stata la più apprezzata chiudendo con un ottimo + 13.14 % a 1.524 euro, con massimi di giornata intorno al 15 %, accompagnata da volumi alti e sopra la media. Nonostante il trend ribassista continui ad essere ben evidente almeno sul lungo periodo, i prezzi del titolo sono riusciti a superare, in modo marcato, la propria media mobile semplice a 200 periodi. Si potrebbe quasi ipotizzare ad un eventuale cambio di trend, almeno sul breve periodo.

Comunque sia il titolo, ad oggi, rimane molto instabile e volatile, e non mostra evidenti segnali di ripresa.

Ci saranno maggiori aiuti alle banche in difficoltà?

È molto probabile che le aspettative degli investitori siano, e continueranno ad essere, estremamente positive in considerazione, anche, del fatto che i precedenti governi a guida PD, da sempre, sono stati inclini ad interventi pubblici “salva banche”. 

Con la nuova maggioranza di governo, rispetto alle precedenti alleanze, sarà sicuramente più facile trovare accordi che permettano di aiutare le banche in difficoltà. Questo almeno secondo il sentiment di mercato.

Oggi sarà una nuova giornata di consultazioni da parte del presidente Conte, ed è certo che, ancora una volta, i mercati finanziari saranno fra i più sensibili di tali sviluppi.

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Commercio online, corrieri e consegna dei pacchi: l’indagine di Altroconsumo

Ormai gli acquisti online sono sempre più frequenti tra gli italiani e così anche i corrieri sono diventati delle figure familiari che si vedono spesso suonare alla porta per consegnare il pacco. Il commercio online cresce di anno in anno e ne è la dimostrazione il fatto che sempre più negozi fisici chiudono a causa della concorrenza di quelli sul web, in grado di attrarre sempre più clienti. Non a caso il business dell’e-commerce ha visto un aumento aumento dei ricavi dal 7,3% nel 2018 rispetto al 2017.

La ricerca di Altroconsumo

La figura del corriere, di conseguenza, ha assunto molta importanza e non sempre in positivo. Non di rado, infatti, i pacchi giungono in ritardo per problemi logistici o magari arrivano prima quando il mittente non è in casa. Gli inconvenienti legati alla consegna dei pacchi sono tantissimi ed è questo il motivo che ha spinto Altroconsumo a svolgere un’indagine legata al grado di soddisfazione dei clienti quando si parla di corrieri. 

Mediamente gli italiani ricevono 7 pacchi all’anno ma una percentuale non del tutto esigua supera i 15 pacchi all’anno. I corrieri con cui si ricevono più pacchi sono Bartolini, Poste ed Sda. 

Tra i più amati ci sono Mail Boxes con 78 punti su 100, seguita da Ups e TNT con 77 e 76 punti rispettivamente. Anche Dhl è tra i corrieri apprezzati con 75 punti mentre Poste detiene il record negativo e si conferma ultima con 59 punti di poco seguita da Sda con 66 punti. Per quanto riguarda Sda, l’azienda detiene la percentuale del 18% per i pacchi arrivati danneggiati al cliente mentre Poste, con il 7%, per quelli mai giunti a destinazione. Peggio fa solo Nexive con l’8%. Amazon non esiste nella classifica in quanto opera da poco tempo come corriere. In mezzo ci sono Gls, Bartolini, Fedex.

Gli obiettivi di Poste

In linea generale, al di là delle preferenze per alcuni corrieri, quello che appare certo è che per un numero abbastanza importante di clienti, si parla del 62% secondo l’indagine di Altroconsumo, i pacchi non sono arrivati il giorno previsto. 

Per quanto riguarda Poste, l’azienda ha fissato entro il 2022 alcuni obiettivi tra cui le consegne nel pomeriggio e nei weekend e la spedizione di pacchi utilizzando nuove tecnologie. A luglio è stato inaugurato a Bologna il nuovo hub che gestisce 250mila pacchi al giorno.

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Industria e lavoro: allarme sull’economia italiana, fatturato giù e aumento ore cassa integrazione

Mentre la situazione politica in Italia è ancora in stallo, l’economia italiana rilancia segnali di allarme. L’Istat ha infatti segnalato un calo del fatturato nell’industria a giugno mentre l’Inps un aumento della cassa integrazione attivata dalle aziende nel mese di luglio. 

La situazione nel mercato del lavoro

Non c’è pace nel settore del lavoro dove a luglio sono aumentate le ore di cassa integrazione autorizzate, ben 19,1 milioni contro le 14,3 del luglio 2018. Dati negativi soprattutto nell’industria e nell’edilizia. Dai dati Inps è emerso che sono aumentate anche le ore di cassa straordinaria con un aumento pari al 50,2% rispetto a luglio 2018. Dall’altro lato è emerso il dato positivo per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato. La variazione netta dei rapporti di lavoro è infatti risultata positiva con 321.805 contratti dall’inizio del 2019. In particolare sono cresciuti i contratti da tempo determinato a tempo indeterminato.

Dati alla mano le assunzioni da gennaio a giugno sono state 3.726.334 mentre le cessazioni 2.902.048, mentre nei primi sei mesi del 2018 le assunzioni erano state circa 4milioni dunque maggiori rispetto all’anno in corso. Si conferma l’inversione di tendenza tra l’andamento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato e quello dei rapporti a tempo determinato” ha sottolineato l’Inps. Nel rapporto si parla anche del lavoro occasionale, ancora stabile rispetto ad un anno fa con 20mila unità. 

La situazione nelle industrie 

In base ai dati forniti dall’Istat, il fatturato italiano a giugno ha segnalato un calo dello 0,5%. “Nel confronto con il mese precedente il calo è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, risultando particolarmente marcato per il comparto dell’energia” ha spiegato l’Istat sottolineando anche come sono stati segnalati dati negativi per gli ordinativi che hanno registrato un calo a giugno su base mensile e trimestrale. Andando a guardare i singoli settori emerge in particolare una dinamica negativa dell’industria automobilistica (-7,8% sul mercato interno e -3,3% su quello estero).

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Nuovo Governo: dalla questione Sud, Pil e aumento Iva, le sfide economiche di Giuseppe Conte

Il programma del nuovo Governo per Conte sarà una sfida da affrontare sul piano economico. Non c’è l’aumento dell’Iva ma anche la crescita del Pil e la questione Sud.

Aumento Iva, Crescita 

Tra gli obiettivi quelli della ripresa economica, dopo un PIL pari a zero nel semestre, una sfida che però non appare facile. Lo stesso premier ha fatto intendere che i tempi stringono e varie incognite sembrano ancora all’orizzonte. Anche l’Aumento dell’Iva appare come una delle priorità ma per scongiurarla servono 23 miliardi e senza questa cifra sarà quasi impossibile evitare l’applicazione delle clausole di salvaguardia. Senza interventi, dunque, dal 2020 si passerà dal 22% al 25% per l’aliquota ordinaria e dal 10% al 13% per quella agevolata. Sicuramente scongiurare l’aumento dell’Iva sarà una delle prime mosse per evitare un calo drastico dei consumi e dei profitti aziendali.

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Fiducia dei consumatori e questione Sud 

Conte dovrà far fronte anche all’emergenza Sud e alla frenata relativa alla fiducia dei consumatori. In base ai dati Istat, infatti, la fiducia è calata durante il mese di agosto, è necessario dunque agire per riportare la fiducia ai valori precedenti. Rilevante anche la questione Sud, a partire dal lavoro. Mentre al Centro-Nord la forza lavoro è aumentata di 48mila unità, al Sud è scesa di 107 mila unità nel primo trimestre del 2019. L’intenzione è anche quella di puntare sul turismo al Meridione e più in generale sul patrimonio culturale del Sud, fino alla prevenzione dell’assenteismo e la ormai ben nota lotta all’evasione. Particolare attenzione, come ha sottolineato il premier nel discorso a Mattarella, a “un Paese nel quale la P.A. non sia permeabile alla corruzione e sia amica dei cittadini e delle imprese; con una giustizia più equa ed efficiente”. 

Durante il discorso di presentazione il premier ha sottolineato inoltre che  Non sarà un governo contro, sarà un governo di novità‘. E ancora “Mi metterò subito all’opera per una manovra che contrasti l’aumento dell’Iva, tuteli i risparmiatori, dia una solida prospettiva di crescita e sviluppo sociale“. Ha parlato anche di una “stagione riformatrice, di rilancio, di speranze, che offra al paese certezze. Lavoreremo per un Paese migliore, un Paese che abbia infrastrutture sicure, reti efficienti, che si alimenti con energie rinnovabili, che valorizzi i beni comuni, che integri stabilmente nella propria agenda politica il benessere eco-sostenibile, che rimuova diseguaglianze di ogni tipo“.

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Come le tecnologie cambieranno il lavoro nel futuro: ecco perché si potrà lavorare ovunque

Le tecnologie cambieranno il lavoro e le nostre vite. Basti pensare alle potenzialità dello smart working, che molte aziende stanno cercando di adottare per aumentare la produttività dei lavoratori e nello stesso tempo il profitto. Secondo una ricerca di Idc, nel rapporto Future of Work, riportata di recente da Il Sole 24 Ore, le tecnologie avranno un impatto molto forte sul lavoro che di conseguenza ricadrà anche sui dipendenti e nei processi operativi. 

Una rivoluzione digitale in arrivo 

Grazie alle tecnologie le aziende avranno a che fare più intensamente con l’intelligenza artificiale che a sua volta avrà un ruolo sempre più preponderante nei processi aziendali. I millennials saranno i veri protagonisti visto che nei prossimi 2 o 3 anni entreranno a pieno titolo nel mercato del lavoro. Secondo lo studio in oggetto il 60% delle aziende Global 2000 adotteranno il nuovo concetto Future WorkSpace, l’ufficio praticamente ovunque dove non ci saranno orari prestabiliti ma il dipendente potrà operare in qualsiasi momento su ogni device. Lo scopo, ovviamente, è quello di migliorare la produttività ma anche l’esperienza di lavoro grazie ad “un ambiente fisico e virtuale più flessibile, intelligente e collaborativo”. Tutto ciò, come scrive il noto quotidiano milanese, sarà anche possibile grazie all’intelligenza artificiale utilizzata mediamente strumenti come risponditori predittivi, UI vocali o sistemi di videoconferenza automatizzati che serviranno, appunto, per trasformare l’esperienza di lavoro e renderla più produttiva. 

Il futuro del mercato del lavoro

Tutto ciò avrebbe un impatto importante anche sull’ambiente di lavoro e sul modo di reclutare i dipendenti; entro il 2022 il 35% delle aziende andrà a sostituire i KPI con i KBI key behavioral indicator in grado di misurare anche la capacità di risolvere i problemi e la produttività. D’altro canto era già noto che i dipendenti non cercano soltanto vantaggi a livelli retributivi nella propria carriera ma anche un equilibrio tra tempo libero e lavoro, tutti fattori che le nuove tecnologie potrebbero promuovere. 

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Smart working: come il lavoro flessibile fa aumentare la produttività

 

 

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Programma Pd-M5S: le linee guida del nuovo governo, avanti tutta su salario minimo e taglio del cuneo fiscale

Dopo che il premier Giuseppe Conte ha accettato con riserva l’incarico ricevuto dal Presidente Sergio Mattarella di formare un nuovo governo, ecco spuntare il programma di Pd e M5S per l’avvio del nuovo esecutivo giallorosso. Tra le linee programmatiche di dem e pentastellati figurano il salario minimo, il taglio del cuneo fiscale e quello dei parlamentari, con annessa una nuova legge elettorale.

Presenti anche i riferimenti sulla revisione della concessioni autostradali e la riforma del Csm (Consiglio superiore della magistratura).

I punti più importanti del nuovo governo Pd-M5S guidato dal premier Giuseppe Conte

Nella giornata odierna il premier incaricato Giuseppe Conte completerà il suo personale giro di consultazioni con i principali partiti del Paese, tra cui la Lega di Matteo Salvini. Nel frattempo, Il Sole 24 Ore ha reso noto in anteprima il programma guida su cui il nuovo governo giallorosso si baserà da qui ai prossimi mesi. Questi i punti più importanti.

Salario minimo – Misura fortemente voluta dal M5S, che sarà però influenzata dalla presenza del Pd. I democratici chiedono che vengano assegnati a tutti i lavoratori i compensi previsti dai contratti collettivi.

Taglio del cuneo fiscale – Il provvedimento porterà a una riduzione delle tasse sugli stipendi, la tanto decantata riduzione del costo del lavoro. Secondo Adnkronos, tradotto in cifre, un eventuale intervento da 6 miliardi di euro dovrebbe tradursi per le imprese in un risparmio di 30 euro al mese.

Taglio dei parlamentari – M5S e Pd avrebbero trovato un accordo politico anche sul taglio dei parlamentari, da calendarizzare subito presso la Camera dei Deputati. Accanto alla proposta dei grillini, i dem inseriscono la richiesta di una nuova riforma elettorale.

Più deficit dall’Europa – Il nuovo governo giallorosso, come il precedente, dovrebbe chiedere all’Ue più flessibilità, quindi più deficit, al fine di dare inizio a una nuova stagione sia economica che sociale.

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Crisi di governo, Pd e M5S alla resa dei conti: nodo vicepremier ancora da sciogliere, tempo quasi scaduto

 

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Governo Pd-M5S, il totoministri: ecco le possibili scelte di Giuseppe Conte per il nuovo esecutivo giallorosso

Giuseppe Conte ha accettato con riserva l’incarico conferitogli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare un nuovo governo. Rimangono alcuni nodi da scogliere, su tutti la presenza o meno di Luigi Di Maio non soltanto come vicepremier ma anche nella nuova squadra di ministri che lunedì verrà presentata dal premier in pectore al Capo dello Stato. Nelle ultime ore sono diminuite le possibilità di un Di Maio nel ruolo di vice Conte, mentre prende sempre più forza la candidatura di Andrea Orlando o Dario Franceschini del Partito democratico nel ruolo che Di Maio e Salvini si sdoppiarono all’inizio dell’avventura del governo gialloverde.

Il totoministri aggiornato

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – In sostituzione di Giorgetti (Lega), sembra proprio che il nome del nuovo sottosegretario uscirà fuori dal ballottaggio tra Andrea Orlando (Pd) e Vincenzo Spadafora (M5S).

Ministro dell’Economia – Corsa a tre per uno dei ministeri più pesanti. Qualora non fosse confermato Giovanni Tria, potrebbero sbarcare al MEF uno tra Daniele Franco (ex ragioniere generale di Stato), Lucrezia Reichlin (vice direttore generale della Banca d’Italia) e Roberto Gualtieri (filo Pd). Entrambi rientrano nelle figure cosiddette tecniche.

Ministro dello Sviluppo economico – Il profilo più accreditato per sostituire Di Maio al MISE sembra essere Paola De Micheli, attuale vicesegretaria del Partito democratico.

Ministro del Lavoro – Anche in questo caso un dicastero importante come quello del Lavoro potrebbe finire al Pd. Il nome più gettonato al momento è quello di Tommaso Nannicini, senatore del Partito democratico.

Ministro della Difesa – Alcuni addetti ai lavori vedono Luigi Di Maio prossimo ministro della Difesa, altri invece sono convinti della conferma di Elisabetta Trenta (M5S).

Ministro dell’Interno – Per sostituire Matteo Salvini c’è una rosa di tre nomi forti: Franco Gabrielli (attuale capo della Polizia), Lorenzo Guerini (Pd, dal Copasir) e Mario Morcone (ex prefetto capo al Viminale).

Ministro degli Esteri – Nelle prime ore era stato fatto il nome di Paolo Gentiloni, ma adesso prende corpo la conferma di Enzo Moavero Milanesi con l’attuale presidente del Pd che potrebbe essere il nome che l’Italia deve ancora spendere per la commissione Ue.

Ministro della Giustizia – Verosimilmente dovrebbe restare in carica Alfonso Bonafede (M5S). L’alternativa, non molto forte al momento a dir la verità, è rappresentata dall’onnipresente Andrea Orlando.

Ministro dell’Istruzione – Si fa largo il nome di Lorenzo Fioramonti (M5S), attuale viceministro proprio all’Istruzione.

Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – Il nome maggiormente accreditato per sostituire Danilo Toninelli (quasi certa la sua esclusione dalla nuova squadra di governo) è quello di Stefano Patuanelli (M5S, capogruppo al Senato).

Ministro delle Riforme – Riccardo Fraccaro (M5S), molto vicino a Luigi Di Maio, è in pole per presiedere il ministero delle Riforme (lo stesso in cui in passato ci fu Maria Elena Boschi).

Ministro degli Affari Europei – In ascesa il profilo di Lia Quartapelle (Pd)

Ministro degli Affari Regionali – Oltre che come Ministro dell’Interno, si è fatto il nome di Lorenzo Guerini (Pd) anche per il dicastero degli Affari Regionali.

Ministro della Salute – Dovrebbe essere quasi certa la riconferma di Giulia Grillo (M5S).

Ministro dell’Ambiente – Rossella Muroni (Leu), ex numero uno di Legambiente, potrebbe sostituire Sergio Costa, voluto fortemente dal Movimento 5 Stelle all’inizio dell’esperienza del governo gialloverde.

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Il caso della Danimarca: perché il work-life balance fa essere più produttivi sul lavoro

Il popolo danese è uno dei più felici al mondo e uno dei motivi principali di tale sentimento è relativo al Work-Life-Balance ossia l’equilibrio tra vita privata e lavoro. Si è parlato spesso di questo concetto affrontando il tema di cosa cercano gli italiani quando devono cambiare lavoro o addirittura cercarlo. A pesare non è solo lo stipendio ma anche la possibilità di avere tempo libero. 

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In Danimarca nessuno fa gli straordinari

In Danimarca ciò non è affatto un problema. Rispetto agli italiani, i danesi lavorano mediamente 37 ore settimanali anche se, come riporta una ricerca dell’Ocse molto spesso il vero orario di lavoro è di 33 ore a settimana. Ne ha parlato di recente Business Insider in un articolo. I danesi finiscono di lavorare alle quattro di pomeriggio e il venerdì spesso staccano anche prima. Gli straordinari non esistono, nessuno li fa. Rispetto all’Italia, dove spesso sono quasi obbligati per esigenze aziendali o per arrotondare lo stipendio, in Danimarca il concetto di straordinari non esiste e a nessun danese verrebbe in mente di rimanere più al lavoro per fare bella figura. Anzi sembra piuttosto il contrario: restare a lavoro oltre l’orario è come ammettere di non essere efficienti e di non saper gestire il tempo. Il popolo danese una volta terminato l’orario di lavoro effettivo chiude il proprio Pc e poi si dedica ai propri hobby, vita all’aria aperta, sport, passioni. Insomma sanno benissimo come sfruttare il cosiddetto Work-Life-Balance. 

Il Work-Life-Balance funziona

E tutto ciò sembra davvero premiare visto che la Danimarca è uno dei paesi più produttivi e i lavoratori soddisfatti sono ancora più efficienti. D’altro canto si parla da tempo dello smart working e del concetto di Work-Life-Balance per rendere più felici e produttivi i dipendenti. Lavorare da casa o da qualsiasi postazione ma anche rendere il lavoro flessibile e riuscire ad equilibrare vita privata e carriera si attestano come tutti modi per migliorare l’efficienza aziendale e rendere il dipendente più riposato e sereno.   In Italia siamo ancora molto indietro rispetto a questi concetti ma il caso danese dovrebbe fare scuola.

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Crisi compagnie aeree, non solo Alitalia: Virgin taglia 750 posti di lavoro

Crisi in vista per le linee aeree australiane. Come riporta in un recente articolo La Stampa, la nota compagnia Virgin ha intenzione di tagliare 750 posti di lavoro in seguito alla perdita di 349 milioni di dollari. Da quello che si apprende, tra le cause, ci sarebbero il rialzo del costo del carburante, le svalutazioni di asset, il dollaro australiano debole e la domanda in ribasso. La compagnia, dunque, non ha intenzione di rinnovare la flotta fino al 2021. 

La situazione di Virgin

Nell’ultimo anno Virgin Australia ha perso 349 milioni di dollari australiani, da qui la decisione di tagliare 750 posti di lavoro. Una decisione spinta anche dall’amministratore delegato della compagnia, Paul Scurrah, che ha deciso di non rinnovare la flotta fino al 2021 in modo da risparmiare 75 milioni di dollari all’anno. Di recente, tra maggio e giugno, la Virgin aveva già ridotto i voli dell’1,5%, una riduzione che dovrebbe aumentare anche nei prossimi mesi e fino al 2021 non saranno neppure disponibili nuovi aeromobili che arriveranno solo a luglio dell’anno citato. La crisi ha colpito anche la compagnia low cost Tigerair. Anche questa avrebbe perso 45 milioni di dollari. 

Il caso Alitalia

Nel frattempo anche la nostra compagnia aerea (Alitalia) non se la passa molto bene. L’incontro che doveva svolgersi ieri tra commissari straordinari di Alitalia, per  fare il punto sul piano industriale della cordata cdi  Fs, Atlantia, Delta e Mef e sindacati, è slittato. Secondo i rumors, l’incontro sarebbe slittato a causa della situazione politica italiana ancora in stallo. Come scrive Agi, riportando le parole del segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi “È evidente che c’è bisogno di capire come sarà composto il governo e se proseguirà in linea con le precedenti indicazioni. Sicuramente i commissari adesso non hanno delle risposte da darci in quanto non possono avere una visibilità del quadro completa”.

Una situazione che potrebbe far slittare anche la presentazione dell’offerta vincolante per rilevare la compagnia fissata al 15 settembre. Tra i nodi anche quello relativo agli esuberi, il possibile taglio alla flotta e la la rinegoziazione dell’alleanza transatlantica.

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Philip Morris-Altria: trattativa per creare un gigante del tabacco

Philip Morris  ha avviato delle trattative per una fusione con Atria, produttore della Marlboro negli Stati Uniti e del 35% di Juul, il marchio della sigaretta elettronica. Non ci sono ancora i dettagli dell’accordo ma da quanto emerge sembra la trattativa giri intorno ai titoli azionari. Philip Morris International e Altria si erano divise nel 2008, dunque si tratterebbe di una reunion per i due colossi che da quel momento avevano intrapreso strade diverse; Altria, infatti, era orientata al mercato americano. Secondo gli analisti le due grandi società sarebbero pronte a riunirsi per far fronte al calo delle vendite delle sigarette e per esplorare nuovi orizzonti nell’industria del tabacco. 

Un colosso globale del tabacco 

Bisogna ricordare che le due società hanno una capitalizzazione di mercato pari a 210 miliardi di dollari, dunque l’accordo avrebbe lo scopo di creare un grande colosso del mercato del tabacco. Se l’accordo andrà in porto le due società cercheranno di capire in che direzione andare guardando alle tendenze del tabacco e i cambiamenti del mercato, in cui le vendite delle sigarette sono calate nei mercati occidentali mentre sembrano crescere in quelli emergenti, senza considerare tutto il business legato alle sigarette elettroniche e prodotti derivati. 

Come potrebbe cambiare il mercato

Negli ultimi tempi Philip Morris ha investito molto sulla sigaretta elettronica iQOS, che scalda il tabacco invece di bruciarlo, un lancio che dovrebbe avvenire molto presto anche negli Stati Uniti dopo l’approvazione della Food and Drug Administration, come riporta Il Sole 24 Ore. Altria invece sta investendo nel mercato delle sigarette elettroniche con il 35% di quota in Juul una società leader nel mercato americano di sigarette elettroniche. Dunque l’accordo tra le due società potrebbe davvero creare un gigante globale del settore del tabacco.

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