Cambiamento climatico: un innalzamento di 2 gradi ci costerebbe 69 mila miliardi

Cambiamento climatico: un innalzamento di 2 gradi ci costerebbe 69 mila miliardi

Un recente report di Moody’s Analytics ha analizzato i costi per un eventuale innalzamento della temperatura di 2 gradi centigradi entro il 2100. Vengono calcolati danni per 69 mila miliardi di dollari, vale a dire 27 volte l’attuale debito pubblico italiano (come osserva Enrico Marro per Il Sole 24 Ore). Qualora l’aumento fosse invece di 1,5 gradi, la cifra non sarebbe molto diversa.

Infatti, il Gruppo intergovernativo ha previsto una spesa di 54 trilioni di dollari, di poco inferiore dunque rispetto a quella che l’intera umanità sarebbe chiamata a spendere qualora l’aumento fosse superiore di 0,5 gradi.

Cifra per difetto

Vale la pena sottolineare come la cifra di 69 trilioni di dollari debba essere considerata per difetto. Infatti, i costi stimati da parte di Moody’s Analytics non tengono conto delle spese affrontate dalle varie nazioni a seguito delle catastrofi naturali causate dall’innalzamento della temperatura globale. A questo proposito, per capire quale possa essere la reale cifra, basti pensare che negli soli Stati Uniti nel corso del 2017 sono stati spesi 300 miliardi di dollari per far fronte ai danni provocati dalle catastrofi naturali.

Sentiremo gli effetti soltanto dal 2050 in avanti

Secondo quanto dichiarato da Mark Zandi, l’intera umanità vivrà in una sorta di bolla di sapone fino fino agli inizi della seconda metà di questo secolo. Ciò significa che fino al 2050 la popolazione mondiale non dovrà fare i conti con gli effetti più evidenti del cambiamento climatico. Il report di Moody’s sostiene come il climate change riguarderà fenomeni quali l’innalzamento dei mari, la diminuzione della produttività lavorativa, il crollo della domanda di energia, la crisi nei settori turistici e agricoli, un progressivo peggioramento dello stato di salute. Pesanti ripercussioni anche sulle economie di quei Paesi che oggi fanno leva sulla produzione petrolifera, tra cui il Qatar, l’Oman e l’Arabia Saudita. Senza contare le difficoltà a cui andranno incolto Paesi emergenti quali Thailandia, Malesia e Filippine).

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