Il Covid ha cancellato 30 anni di turismo nel mondo, perdite per 2.000 miliardi di dollari

Il Covid ha cancellato 30 anni di turismo nel mondo, perdite per 2.000 miliardi di dollari

Aeroporti semi-vuoti, prenotazioni aeree cancellate, città d’arte e mete turistiche quasi del tutto deserte. E’ stato questo il panorama che si è presentato agli occhi del mondo nel 2020, ad eccezione di un breve periodo di riapertura delle frontiere con l’allentamento delle restrizioni anti-Covid in estate. Ma i soli mesi di luglio e agosto non hanno potuto far recuperare minimamente le perdite accusate dal settore del turismo prima e dopo. L’Organizzazione del Turismo Mondiale delle Nazioni Unite (UNWTO) ha stimato che nell’intero 2020 vi sarebbero stati 1 miliardo di arrivi internazionali in meno rispetto all’anno precedente.Dal grafico di cui sopra, si evince un dato a dir poco eclatante: l’emergenza Covid ha riportato i numeri del turismo al 1990, cancellando 30 anni di crescita. In termini percentuali, il crollo sarebbe stato di circa il 70-75%. Praticamente, gli arrivi internazionali si sarebbero ridotti a circa mezzo miliardo. Una simile caduta non si era mai verificata negli ultimi decenni. Dal 1980, quando gli arrivi internazionali erano ancora solamente a 277 milioni di unità, la crescita era stata quasi incessante, con pochissimi anni di ripiegamento e, in ogni caso, mai di tale intensità. Ad esempio, il tonfo del 2020 risulterebbe di 10 volte maggiore di quello del 2009, anno della crisi finanziaria globale. E nessun paragone può essere effettuato con il 2001, quando vi fu l’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York.L’anno nero del turismo per alberghi, crociere e compagnie aereePerdite enormi e recuperi lentiSempre secondo l’UNWTO, le perdite legate alle esportazioni turistiche sarebbero stimabili in 935 miliardi di dollari, mentre quelle complessive del settore sarebbero ammontate a 1.100 miliardi, ma con effetti negativi per l’economia mondiale per 2.000 miliardi. In sostanza, una crisi senza precedenti per dimensioni. E a patirla maggiormente è stata l’area Asia-Pacifico, dove sono state imposte le restrizioni più severe e in cui gli arrivi internazionali sono crollati dell’82% su base annua. A seguire vi sarebbe stato il Medio Oriente con il 73%, praticamente alla pari con l’Europa (-72/-76%). L’Africa avrebbe segnato -69% e le Americhe -68%.E se questo è già il passato, il vero problema consiste nei tempi di recupero delle perdite. Nessuno si illuda che nel 2021 torneremo ai livelli pre-Covid. A parte il fatto che le restrizioni rimarranno verosimilmente per ancora diversi mesi e fino a quando non saranno completate le campagne di vaccinazione nel mondo, l’UNWTO stima in 2,5-4 anni il tempo necessario per registrare lo stesso numero di arrivi internazionali del 2019, pari a 1,5 miliardi.Del resto, la lobby internazionale delle compagnie aeree, IATA, si attende per quest’anno una ripresa dei passeggeri a 2,8 miliardi, +1 miliardo rispetto al 2020, ma ancora -1,7 miliardi in meno del 2019. Ai livelli pre-Covid, secondo l’associazione non si tornerebbe prima del 2024 come minimo. Le navi da crociera risultano tra i business più colpiti. Senza una ripresa delle partenze entro la prima metà dell’anno, le società rischiano il fallimento, a meno di non continuare ad essere sostenute dai governi. I costi per il mantenimento della flotta si mostrano elevatissimi, a fronte di ricavi inesistenti. Non a caso, il settore è stato oggetto di interventi cospicui di salvataggio da parte dei governi, con compagnie floride come Lufthansa ad essere state nazionalizzate.Compagnie aeree e rimborsi per voli cancellati: rischio crisi per tutto l’inverno[email protected]  


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