Le vaccinazioni in Italia vanno a rilento, ma in Europa sono in pochi a fare meglio

Le vaccinazioni in Italia vanno a rilento, ma in Europa sono in pochi a fare meglio

Ieri, Pfizer ha inviato all’Italia altre 469.950 dosi di vaccino, come da contratto. Ogni settimana, per questa prima fase, questo sarà il ritmo dell’offerta. Il punto è che alla giornata di lunedì, le somministrazioni effettuate arrivavano ad appena 178.939, pari al 37,3% delle dosi complessivamente consegnate dal 27 dicembre, data del “Vax Day” europeo. In sostanza, nei primi giorni di avvio della campagna di vaccinazione siamo stati in grado di smaltire poco più di un terzo disponibili. Un grosso problema, perché se questi fossero i ritmi anche per le prossime settimane, ci vorrebbero oltre 4 anni per coprire il 70% della popolazione italiana. Questo è l’obiettivo indicato espressamente dal commissario Domenico Arcuri e che gli stessi virologi ritengono essere la percentuale indispensabile per debellare il Covid.Sui tempi delle vaccinazioni si gioca già la ‘guerra’ tra economie per la supremazia post-crisiPer fortuna, quasi certamente i ritmi accelereranno già da questi giorni. Ieri, ad esempio, le nuove somministrazioni sono state circa 60 mila, di cui un decimo in Lombardia. Già, la Lombardia. Figura clamorosamente tra le regioni con il più basso tasso di somministrazioni. Domenica, si fermava al 3% contro una media nazionale intorno al 25%. Lunedì, saliva solamente all’11,4%, meno di un terzo della media nazionale. Dietro, stavano solo Sardegna, Calabria e Molise. La giustificazione addotta dall’assessore alla Salute, Giulio Gallera, ha lasciato di stucco proprio tutti, a partire dalla maggioranza di centro-destra in regione: “medici e infermieri sono meritatamente in ferie e non li richiamo certo per il vaccino”. La sua estromissione dalla giunta sarebbe solamente questione di ore. Non è questa l’efficienza padana che ci si aspetterebbe dalla prima economia regionale del Bel Paese. Per visualizzare i dati italiani aggiornati, clicca qui.Ad ogni modo, la consegna delle nuove dosi, quando quelle precedenti sono state utilizzate per poco più di un terzo creerà problemi di logistica. Ricordiamo che le fiale devono essere tenute a -70 gradi e solo per pochi giorni possono essere conservate in frigo a temperature comprese tra e 2 e 8 gradi. Certo, esiste anche la possibilità di allungarne la durata a 30 giorni, tenendoli nei cosiddetti “shipper”, contenitori in cui dovrà essere cambiato ghiaccio secco ogni 5 giorni. Ma è evidente che se non siamo in grado di smaltire tutte le dosi consegnate, nel giro di poche settimane non avremmo più dove mettere le nuove dosi. Serve accelerare il passo, altrimenti la copertura della fascia a rischio della popolazione arriverà troppo tardi. Già oggi, stando ai piani, si prevede che gli anziani inizieranno ad essere vaccinati a partire dal mese di marzo. In effetti, prima vengono i circa 2 milioni di operatori socio-sanitari e, calcolati i richiami, ci vorranno due mesi interi per coprirli tutti.Anche all’estero vaccinazioni lenteInutile per il momento speculare sulla necessità che aumentino le dosi a disposizione, perché prima di tutto dovremmo segnalare la capacità di somministrare quelle che già possediamo. Insomma, le vaccinazioni in Italia vanno a rilento, ma siamo in ottima e affollata compagnia. In Francia, nei fatti la campagna non è neppure partita. In Spagna, stanno dietro a noi in rapporto alla popolazione, in Germania ci superano di circa uno 0,10 persone in più ogni 100 abitanti, non chissà quanto. Fanno molto meglio paesi come la Danimarca con un tasso di copertura già allo 0,81% al 3 gennaio, nonché Regno Unito (1,39), USA (1,38) e per non parlare di Israele con 14,14, sempre dati riferiti al 3 gennaio scorso. Per visualizzare i dati mondiali, clicca qui.Se non ci diamo una mossa, e pure alla svelta, rischiamo di arrivare al prossimo autunno con più di qualche patema d’animo. Per vaccinare almeno 40 milioni di italiani con la doppia dose serviranno 200 mila somministrazioni al giorno per 400 giorni. A partire da oggi, significherebbe che potremmo cantare vittoria intorno alla metà di febbraio dell’anno prossimo. Troppo tempo, anche se rileva maggiormente che il virus non colpisca gli over 60, i più a rischio mortalità, e che rallenti la sua circolazione. Man mano che le vaccinazioni proseguiranno, ciò sarà inevitabile, pur in assenza dell’immunità di gregge.Ma serve organizzazione. Siamo sicuri che il sistema a chiamata sia il più azzeccato per velocizzare i tempi? Non sarebbe più appropriato, così come avviene con il vaccino anti-influenzale ogni anno, optare per le prenotazioni volontarie, scaglionate sulla base delle fasce di età? In questo modo, chi ha voglia di vaccinarsi si presenterà senza intoppi all’appuntamento e si eviterebbero sprechi di tempo tra la fase dei contatti e gli eventuali forfait. Ad ogni modo, serve velocizzare. Non possiamo permetterci la media di poche decine di migliaia di somministrazioni al giorno. Entro l’estate, dobbiamo fare in modo che la pandemia non ci faccia più paura e possiamo tornare a muoverci liberamente e senza il timore di nuovi lockdown. Un anno 2021 per intero simile al 2020 non è sostenibile.Arrivano i vaccini contro il Covid, ma il tasso dei contagi torna a salire. Terza ondata dopo le feste?[email protected]  


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